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La stagione della caccia ai banker si è riaperta. Se nel 2010 le banche dedicate ai Paperoni hanno potuto ancora contare sull'effetto scudo fiscale, da inizio anno la via per far crescere la raccolta passa dal reclutamento di nuovi banker.
Il 2010 è stato un anno buono per i bilanci delle private bank in Italia sull'onda dello scudo fiscale del 2009. Le masse raccolte grazie ai rimpatri dai paradisi fiscali hanno permesso loro di ottenere da subito un incremento delle commissioni. Non solo. «La forte attenzione al controllo dei costi iniziata tre anni fa ha aiutato le private bank a chiudere in positivo i conti del 2010», dice Marco Mazzoni di Magstat che ha realizzato la guida 2010 al private banking italiano uscita a luglio. E ha ricostruito per Milano Finanza la mappa dei passaggi di poltrone dei primi sette mesi del 2011. D'altra parte, però, proprio il venir meno dell'effetto scudo fiscale ha fatto sì che la raccolta netta del 2010 sia stata in diversi casi inferiore a quella del 2009. Dopo lo scudo raccogliere è diventato comunque più difficile, complice anche la crisi economica che nel 2010 ancora picchiava duro. «Per incrementare le masse non resta che conquistare private banker dalla concorrenza, oppure aprire l'attività nei mercati emergenti, come l'Asia, ma quest'ultima è una strada non così facilmente praticabile», aggiunge Mazzoni.
Se per i big player come Intesa Sanpaolo e Unicredit Private Banking il tema è quello di trattenere clienti più che reclutare nuove risorse, per realtà più piccole e banche estere è fondamentale strappare uomini alla concorrenza.
Tra le banche più attive nel 2011 c'è Banca Esperia, che si pone obiettivi di raccolta importanti per quest'anno. Nel 2010 il patrimonio in gestione era salito a 12,7 miliardi grazie a una raccolta netta 2010 di circa 1,3 miliardi. Per il 2011 l'obiettivo è intercettare nuovi flussi per 1,5 miliardi in modo da avvicinarsi al traguardo dei 20 miliardi di masse in gestione fissato per il 2013. «È la massa critica necessaria per offrire un servizio completo e competitivo per la clientela», sottolinea Andrea Cingoli, amministratore delegato della private bank nata da una joint venture tra Mediobanca e Mediolanum.
Segna diversi ingressi anche Crédit Suisse. A partire da Antonio Losi che ha lasciato la divisione family office di Mps per approdare alla banca svizzera, che è stata di recente nominata Best Wealth Management House 2011 dalla rivista Euromoney. Mentre Stefano Ferraro nei giorni scorsi ha lasciato il Credit Agricole Corporate and Investment Bank, presso cui era responsabile delle relazioni con i clienti istituzionali, per approdare in Merrill Lynch Wealth Management come market manager per l'Italia. (riproduzione riservata)
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