Le società fiduciarie
scaldano i motori per la nuova edizione dello scudo italiano.
Come fare per approfittare dei vantaggi offerti dal terzo «varco
fiscale» concesso da Tremonti mantenendosi al riparto da sguardi
indiscreti? Per esempio, attraverso una società fiduciaria. Il
sistema è semplice. Chi vuole regolarizzare i capitali detenuti
all'estero, quote societarie o titoli di altro genere, può dare
mandato a una società fiduciaria che per conto del cliente si
occuperà della gestione degli interessi del mandatario
garantendo il totale anonimato. «In Italia il 58% degli
operatori finanziari specializzati nel private banking offre
servizi fiduciari alla propria clientela. Il prossimo scudo
fiscale metterà nuovamente sotto i riflettori le fiduciarie così
come accadde in passato», spiega nel suo ultimo rapporto sul
private banking Marco Mazzoni della società di consulenza
Magstat. «I due precedenti scudi hanno decretato il successo
delle società fiduciarie che garantiscono al cliente finale un
grado di riservatezza e confidenzialità superiore a quello
ottenibile tramite i normali intermediari», fa eco Saverio
Perissinotto, amministratore delegato di Sirefid e condirettore
generale del private banking del gruppo Intesa Sanpaolo.
«Inoltre il cliente può usufruire della fiduciaria come
sostituto d'imposta per gli adempimenti fiscali previsti dalla
normativa italiana». Come avviene il rientro dei capitali? «Il
soggetto deve presentare una dichiarazione riservata
all'intermediario di cui intende avvalersi per il rientro o la
regolarizzazione degli asset», spiega Fabrizio Vedana, direttore
dell'area legale di Unione Fiduciaria. «A quel punto si apre un
mandato per conto del cliente alla gestione degli asset in
oggetto. In altre parole, nel caso di trasferimento di quote
societarie, per esempio, al registro delle imprese non risulterà
il nome del reale proprietario ma quello della fiduciaria. In
questo modo si garantisce il totale anonimato dei soggetti».
Quanto costa poter
usufruire di questi vantaggi? «Il mandato fiduciario standard
nel nostro caso si aggira intorno all'1 per mille del capitale
rimpatriato. Ma il costo varia sensibilmente a seconda della
complessità delle operazioni previste dal mandato e dal valore
degli asset», risponde Marco Cascino, amministratore delegato di
Cordusio Fiduciaria (Unicredit). Intanto c'è chi, come Banca
Aletti, ha predisposto strutture dedicate a fornire consulenza
sul nuovo scudo fiscale. «Per le operazioni più complesse,
soprattutto societarie, o per coloro che necessitano di un grado
superiore di riservatezza, potrebbe essere opportuno ricorrere
ai sevizi della nostra fiduciaria», aggiunge Giovanni Marafante,
direttore generale di Aletti Fiduciaria. Assai strutturata anche
l'offerta di Ubs Fiduciaria: «La nostra struttura è in grado di
offrire servizi di amministrazione del patrimonio familiare che
vanno al di là della semplice intestazione fiduciaria», dice
l'amministratore Sergio Rogani. Che cosa dovrebbe decretare il
successo del terzo scudo fiscale italiano? «Il mondo è
cambiato», commenta Perissinotto. «La crisi ha modificato la
gerarchia degli intermediari spodestando le banche d'affari
dall'Olimpo dei guru della finanza. E questo è avvenuto a favore
delle banche retail che hanno fatto da contrappeso agli scossoni
della crisi. Queste dinamiche si sono tradotte in un
ripensamento della gestione realizzata all'estero a vantaggio di
quella domestica». Dello stesso avviso è Rogani: «Dopo l'ultima
crisi ci si è resi conto che la prossimità geografica
costituisce un elemento che non si può trascurare». Non solo.
«Vista la crociata lanciata contro i centri offshore», conclude
Cascino, «mi aspetto che stavolta lo scudo fiscale abbia un
successo ben superiore al passato. Non credo che nessuno voglia
correre il rischio di tenere i soldi parcheggiati affianco ai
fondi neri, frutto dei proventi della criminalità, gli unici che
saranno costretti a restare confinati nei paradisi fiscali».
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