«La metamorfosi di Banca Profilo è una case history molto
interessante, che rende attraente il titolo», Patrizio Pazzaglia,
direttore finanza di Banca Insinger di Beaufort, banca di
private banking, dovrebbe essere considerato un concorrente,
invece è in prima fila tra quelli che guardano con attenzione, e
credono, al progetto di Matteo Arpe, l' enfant prodige della
finanza italiana, l' ex Ceo di Capitalia che dopo essere uscito
di scena in seguito alla fusione tra l' istituto da lui guidato
e UniCredit è tornato sotto i riflettori lanciando una nuova
sfida: il salvataggio di una banca da parte di un fondo di
private equity, primo caso in Europa. A dicembre dello scorso
anno mentre la crisi finanziaria internazionale spingeva i
governi di quasi tutti i paesi occidentali a salvare con soldi
pubblici le banche del proprio paese, lui si è mosso
controcorrente, acquisendo con il proprio fondo di private
equity, Sator, il 51% di Banca Profilo, l' istituto lombardo
alle prese con una difficile situazione di bilancio che aveva
spinto Bankitalia a mettere sotto osservazione i suoi conti. Un
salvataggio ad opera di "privati" che ha richiamato l'
attenzione del Financial Times. Oggi, a distanza di poco meno di
un anno, i numeri gli danno ragione: ritorno all' utile, un Tier
1 del 25%, e un piano industriale che promette di arrivare al
2012 con ricavi consolidati di 100 milioni e un Roe (ritorno sul
capitale proprio) del 17% dall' attuale 2%. Risultati e stime
sono ancorate a un piano industriale, presentato la scorsa
settimana a Milano, destinato a rivoluzionare la mappa del
private banking italiano. «E' una banca d' affari all'
inglese, private banking d' azienda che gestisce il patrimonio a
tutto tondo, con servizi sia di corporate advisory che di
investment banking», commenta Marco Mazzoni, direttore di
Magstat, società di consulenza con base a Bologna, specializzata
nel settore bancario e finanziario, che realizza ogni anno un'
indagine a tappeto sul settore del private banking. Quello
scelto da Arpe è un modello di business dall' elevato potenziale
di crescita, dicono gli esperti, in un mercato, quale quello
italiano, ancora poco sviluppato rispetto al resto d' Europa e
caratterizzato da due poli: da un lato poche grandi banche
commerciali che detengono oltre la metà del business e dall'
altra pochi player di nicchia. La crisi non ha lasciato indenne
il settore. Secondo le rilevazioni di Magstat nel 2008 hanno
fatto registrare una crescita, e pure consistente, solo i family
office. Tutte le altre tipologie di operatori segnano negativo.
La nuova Banca Profilo è un family office, ma non solo, è un
nuovo interlocutore che si posiziona tra Banca Esperia e la
Banca Leonardo guidata da Gerardo Bragiotti, ex collega di Arpe
in Mediobanca. L' obiettivo è offrire attraverso l' integrazione
tra la holding Arepo e il fondo di private equity Sator un
servizio globale: dal wealth management alla gestione del
patrimonio immobiliare, dal patrimonio familiare a quello
aziendale, secondo una logica di investimento interdipendente e
bilanciato. Con un team specializzato nella ristrutturazione
finanziaria postcrisi, compresa la consulenza sui derivati. I
private banking italiani, dicono le stime, si aspettano di
crescere grazie allo scudo fiscale. Ma non è questo l' obiettivo
di Arpe. Con lo 0,1% di quota del mercato, in un settore che ha
raggiunto 836 miliardi di masse gestite globali, i margini di
crescita sono ampi anche sul consolidato, soprattutto per chi ha
una forte specializzazione e guarda ai trend futuri, dove è il
servizio il valore aggiunto e non il prodotto. Il gruppo punta a
raggiungere in tre anni una raccolta di 8,4 miliardi, contro 1,8
attuali. Contando sulla forte attrazione della solidità
patrimoniale, il Tier 1, che dopo l' aumento di capitale e la
ristrutturazione, è salito al livello record del 25%, rispetto a
competitor fermi persino all' 1%: un fattore rassicurante per
gli investitori, resi più timorosi dallo tsunami finanziario. Il
management è stato tutto cambiato, e nel piano figura anche la
crescita per linee esterne, attraverso il reclutamento di 90
professionisti da inglobare, e fidelizzare, definitivamente nel
gruppo come manager. Una strategia chiave. In Italia infatti
sono i singoli private banker a fare il bello e brutto tempo:
quando si spostano da un gestore all' altro si portano dietro i
clienti, determinando lo spostamento di ingenti masse di denaro
gestito. Il perno di tutta l' operazione di Matteo Arpe, invece,
è creare un nuovo brand, un polo di attrazione stabile: una
struttura plasmata a sua immagine. Un' immagine costruita
bruciando tutte le tappe, dagli inizi in Mediobanca, poi in
Lehman Brothers fino ai vertici di Capitalia. Dopo una
tumultuosa uscita di scena, e una lite con Cesare Geronzi, oggi
rientra in pista. Pronto a sfidare gli ex colleghi, amici e
nemici, sul loro stesso campo. - PAOLA
JADELUCA