|
MAGSTAT |
||
|---|---|---|
|
||
|
La Repubblica - Affari & Finanza - 28 settembre 2009 |
||
I gestori dicono sì all'azionario ma predicano prudenza
Dopo sette mesi di
corsa ininterrotta, è il momento
della prudenza. I mercati azionari
hanno ancora spazio per crescere, ma
non sono da escludere storni a
breve. Mentre è consigliabile stare
alla larga dai corporate bond e dai
titoli del real estate per opposti
motivi: i primi perché hanno corso
molto negli ultimi tempi tanto da
far prospettare un rischio bolla; i
secondi perché sembrano destinati a
contrarsi ulteriormente. Infine, tra
i veicoli di investimento perdono
quota gli hedge fund. Il giro d'
orizzonte tra i gestori offre, come
è ovvio, pareri diversificati ma
convergenti su alcuni punti che
possono aiutare a fare le proprie
scelte di investimento per i mesi a
venire. «In fasi come queste vale il
motto "The trend is your friend",
ovvero la direzione dei mercati è
tua amica e non c' è nulla di meglio
da fare che assecondarla», commenta
Giorgio Giovannini, country manager
per l' Italia di Henderson Global
Investors. «Se diamo uno sguardo
alle performance registrate negli
ultimi mesi, non possono essere
escluse correzioni, ma chi ha già
investito nell' azionario farebbe
bene a mantenere le posizioni,
cavalcando il sentiment positivo. A
chi è rimasto fuori dalla corsa
dell' azionario consigliamo, invece,
di attendere uno storno per
cominciare a comprare». Passando
dall' equity all' obbligazionario,
il fenomeno del momento è costituito
dal boom dei corportate bond: le
emissioni più recenti sono state
accolte con entusiasmo dai mercati e
questo apre le porte a nuovi
collocamenti nelle prossime
settimane. Chiedere i soldi per
questa via è poco costoso per le
società e consente di condurre in
porto le strategie decise dal
management risparmiando rispetto ai
tassi praticati dalle banche sui
finanziamenti. L' abbondante
liquidità messa in circolo dalle
banche centrali e il ritrovato
ottimismo degli investitori fanno il
resto, facilitando il successo dei
collocamenti. Eppure il concorso di
queste condizioni favorevoli rischia
di favorire il formarsi di una
bolla: un report di Moody' s segnala
che nei primi nove mesi dell' anno
sono fallite 222 società emittenti
di obbligazioni, contro le 62 di
dodici mesi prima. La stessa società
di rating ha stimato che nel primo
trimestre del 2010 in Europa il
tasso di insolvenza delle aziende
con basso rating arriverà al 12%.
Così i gestori predicano prudenza su
questo fronte: «Potrebbe esserci
ancora una lunga fase di turbolenza
- osserva Marco Pirondini, global
chief investment officer di Pioneer
Investments - Continuiamo a guardare
con attenzione ai corporate bond di
qualità, ma in questa fase occorre
essere selettivi». Sul fronte dei
titoli di Stato, la preferenza va
alle scadenze medie e lunghe.
«Attualmente la curva sui bond
statali è molto ripida», osserva
Marco Rosati, amministratore
delegato di Zenit Sgr. «A breve si
viaggia in prossimità dello zero,
mentre i titoli a 10 anni arrivano a
garantire anche il 3,54%.
Considerato che non prevediamo
rialzi dei tassi ufficiali nei
prossimi 36 mesi, conviene
continuare a puntare sulle scadenze
lunghe». Tra Cct e Bot, Giovannini
sceglie i primi, «perché non sono
escluse fiammate inflazionistiche di
breve periodo e i primi offrono una
maggiore copertura nel caso si
verifichi questa situazione». Il
country manager di Henderson Global
Investors boccia, invece, il settore
immobiliare, con riferimento sia
alle aziende del settore, che ai
fondi immobiliari: «Qualche segnale
di ripresa c' è, ma è a macchia di
leopardo». Quindi aggiunge un altro
elemento: «Lo scudo fiscale farà
affluire abbondante liquidità e
questo potrà far crescere, ad
esempio, le quotazioni immobiliari
al centro di Roma o Milano, ma
questo non sarà sufficiente per una
crescita organica del mercato.
Occorre stare molto attenti nell'
approcciarsi a questo comparto».
Dello stesso avviso è Pietro
Giuliani, presidente di Azimut: «Il
calo delle quotazioni in campo
immobiliare è destinato a
proseguire. Siamo ancora su livelli
che non corrispondono alla
situazione generale del mercato».
Azimut continua a credere nell'
equity, «pur con un' attenta
selezione dei titoli» e in
particolare sui titoli che offrono
cedole elevate. «In campo
finanziario», prosegue, «diffidiamo
delle banche, mentre vediamo spazi
di ripresa per le assicurazioni». Si
muove nella stessa direzione l'
analisi di Ciro Vuolo, responsabile
finanza advisory desk di Credem: «La
stabilizzazione del sistema
finanziario, il miglioramento del
quadro macro economico e gli utili
trimestrali superiori alle
aspettative stanno supportando i
mercati finanziari. Pur prestando
dunque molta attenzione ai rischi,
stiamo progressivamente aumentando
l' esposizione ai mercati azionari,
soprattutto per i profili bilanciati
e dinamici. In un contesto di bassi
rendimenti, il mercato azionario
presenta un buon premio per il
rischio. In un' ottica di lungo
periodo, questa asset class potrebbe
diventare un importante driver di
performance dei portafogli». Quanto
alle aree di investimento, Vuolo
punta «sulle economie emergenti
grazie al diverso stadio di crescita
e a trend demografici completamente
diversi rispetto alle economie
sviluppate», ma riserva questa
opzione «solo ai clienti più
dinamici». Guardando ai paesi
occidentali, Rosati è positivo
«sull' Italia e l' Europa, che hanno
spazi per continuare a crescere,
mentre preoccupa la situazione degli
Stati Uniti e quella del Giappone».
Le ferite ancora aperte della crisi
finanziarie incidono ancora sui
veicoli di investimento: «Oggi vanno
i prodotti finanziari semplici e
poco rischiosi», annota Marco
Mazzoni, presidente di Magstat,
società di consulenza nel private
banking, «mentre hanno subito un
brusco stop gli hedge fund, i
prodotti strutturati e altri veicoli
di investimento particolarmente
sofisticati». Le ultime stime di PwC
Advisory confermano questa tendenza:
oggi il 48% dei portafogli private è
investito in obbligazioni e il 10%
in azioni quotate, prodotti di
immediata comprensione e scambiati
sui mercati regolamentati. (l. d. o.)
|
||
|