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La Repubblica - Affari & Finanza - 26 ottobre 2009 |
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Corsa ai giardinetti di risparmio oltre frontiera
Non più solo le grandi famiglie
imprenditoriali, ma anche professionisti e lavoratori
che nel tempo si sono costruiti un giardinetto di
risparmi all' estero. E che ora hanno imboccato la
strada del ritorno per i più svariati motivi: c' è chi
vuole approfittare della tassazione particolarmente
contenuta rispetto ad analoghi provvedimenti adottati in
altri paesi e chi ha percepito che il vento è cambiato e
non ci saranno altri condoni a breve. Chi, infine, ha
bisogno di liquidità per la propria attività
professionale e non aspettava situazione migliore. Lo
Scudo Ter è molto differente rispetto alle due edizioni
che lo hanno preceduta: più vasta la platea e più
complesse le situazioni con cui gli intermediari
finanziari devono fare i conti. Il lavoro di banche e
fiduciarie in queste settimane è frenetico: Fideuram
rileva, a poco più di un mese dal lancio dello scudo,
1.700 posizioni aperte, con una media giornaliera di 150
pratiche. Dati superiori al passato e alle stime
elaborate dalla stesse società. Stesso discorso per
Deutsche Bank: «Ci troviamo a fare i conti con una
platea diversificata - osserva Massimo Furno,
responsabile private banking della divisione italiana -
Se nelle precedenti due edizioni si trattava per lo più
di famiglie imprenditoriali, oggi ci sono persone che
hanno lavorato per un periodo all' estero e detengono
magari depositi o piccoli investimenti. Così come ci
sono professionisti che hanno portato oltre frontiera
somme contenute». Il taglio medio delle somme da scudare
conferma questa impressione: «In media siamo sui
600700mila euro per posizione, ma non mancano tagli da
200mila euro - aggiunge Furno - E' pur vero, comunque,
che i portafogli di minori dimensioni, verosimilmente
detenuti in strumenti di investimento meno complessi,
sono i più facili da regolarizzare». Pertanto, queste
valutazioni dovranno passare al vaglio di una nuova
verifica almeno tra un mese, quando lo scudo sarà ormai
nel pieno della sua attuazione. Non mancano, poi, i casi
di persone che hanno ereditato oltre confine senza mai
dichiarare la voce di reddito e che ora guardano allo
scudo come a un' ultima spiaggia per mettersi in regola.
«Il panorama di riferimento è profondamente cambiato
rispetto agli scudi del 2001 e 2003 - osserva Marco
Mazzoni, presidente di Magstat, società di
consulenza nel private banking - L' accordo del governo
Usa con l' Ubs ha scalfito il segreto bancario e ha
determinato l' inizio di una nuova era caratterizzata
dalla guerra internazionale ai cosiddetti paradisi
fiscali». Un' altra motivazione si può intrecciare con
quelle fin qui viste: «Il rallentamento dell' economia,
associato all' attuale bassa propensione di concedere
prestiti da parte delle banche italiane, ha causato una
forte crisi di liquidità nelle piccole e medie imprese -
aggiunge Mazzoni - Così, chi ha capitali oltre confine,
ne approfitterà per immettere denaro nella propria
attività imprenditoriale o professionale». Quanto all'
età, il clientetipo supera i 4045 anni, come rileva
Paolo Martini, responsabile wealth management del gruppo
Azimut, «anche perché solitamente ci vogliono parecchi
anni per accumulare somme importanti di denaro». Uno dei
passaggi più delicati riguarda la scelta dell'
intermediario al quale rivolgersi, tra le sette
categorie identificate dalla normativa: banche italiane;
sim; sgr, limitatamente alle società autorizzate alle
attività di gestione su base individuale di portafogli
di investimento per conto terzi; fiduciarie; agenti di
cambio; Poste Italiane, e banche e imprese di
investimento non residenti con stabile organizzazione in
Italia. «La scelta dipende dalle necessità del singolo
cliente, con la raccomandazione di affidarsi a
intermediari che forniscano una consulenza di elevato
standing tecnicolegale» osserva Massimo Scolari, dell'
ufficio studi di Aipb. Così, ad esempio, per alcuni può
risultare più comodo affidarsi all' istituto di credito
presso il quale si ha già una posizione aperta, mentre
in presenza di situazioni complesse può essere meglio
affidarsi a realtà specializzate, come possono essere le
fiduciarie. Le banche private hanno il vantaggio di
offrire prodotti ad hoc per i ricchi portafogli, mentre
le sim e le sgr possono mettere sul piatto la
professionalità in materia di allocazione dei risparmi.
Spesso il detentore di capitali all' estero guarda con
interesse allo scudo, ma è disposto a utilizzarlo solo a
patto di non mettere a rischio l' anonimato. «In questi
casi può essere utile fare ricorso al private insurance
- osserva Bruno Zanaboni, segretario generale di Aipb -
strutturando una polizza in grado di coniugare
riservatezza e protezione del capitale con i vantaggi
fiscali e successori che solo lo strumento assicurativo
può garantire». Una volta scelto l' intermediario
attraverso cui scudare, si pone la scelta di come
investire il denaro. «Molte realtà stanno proponendo
prodotti strutturati che promettono di recuperare il 5%
del patrimonio che si perde con lo scudo - annota
Martini - ma così facendo si corre il rischio di
incorrere negli stessi errori che hanno provocato la
crisi finanziaria. Il nostro consiglio è di puntare su
prodotti semplici, di facile comprensione». L'
atteggiamento più prudente sarebbe di replicare lo
stesso mix del portafoglio detenuto all' estero. «Si
tratta di un' opzione - commenta Martini - anche se non
sempre percorribile, ad esempio se gli investimenti
erano depositati in strumenti non armonizzati non
negoziabili in altri. Inoltre va considerato che le
condizioni dei mercati sono profondamente cambiate
rispetto a qualche anno fa e questo impone di
riconsiderare le scelte». (l.d.o.)
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