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La Repubblica - Affari & Finanza - 14 dicembre 2009 |
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Fideuram,
Azimut e il risiko delle reti in pieno boom dei reclutamenti
LUIGI DELL'OLIO Una appartiene a uno dei principali gruppi finanziari italiani, è strutturata con tre livelli di responsabilità ed è da tempo al centro di voci su una possibile cessione o quotazione in Borsa. L’altra è una struttura indipendente, con un’organizzazione piatta e con i promotori e gestori che sono anche azionisti della società. Fideuram e Azimut hanno scelto strade molto diverse per svilupparsi, ma entrambe hanno centrato l’obiettivo di presidiare da protagonisti il mercato del private banking. Secondo l’ultimo rapporto stilato dallo Studio Magstat, in due controllano il 91,6% del mercato dei Paperoni in mano alle reti italiane di promozione finanziaria. «Fideuram e Azimut sono tra le pochissime reti in Italia a essersi dotate di una struttura private con la propria visibilità — commenta Marco Mazzoni, direttore di Magstat — e questo spiega il loro ruolo dominante nel settore». Fideuram, che fa parte del gruppo Intesa SanPaolo, gestisce complessivamente masse di investimenti per 65 miliardi di euro, di cui 26 miliardi nel segmento private (con circa 20mila clienti). «La rete è costruita su tre livelli di responsabilità gestionale», aggiunge Mazzoni. Lo sviluppo della service line private sta avvenendo in varie direzioni: «Il rapporto con il cliente è gestito direttamente dal promotore, che può avvalersi del supporto fornito dai centri private che stiamo aprendo nelle principali città italiane», spiega il responsabile private Gianmaria Mossa. L’ultima in ordine è stata Milano, dove il 30 novembre è diventata operativa la sede in corso di Porta Romana. «In questi centri sono presenti i portfolio advisor, consulenti con competenze trasversali che offrono consigli sia di natura finanziaria, che relativi alla fiscalità e alla finanza d’impresa, ad aspetti successori e a investimenti immobiliari». Una strategia che passa anche attraverso una campagna di reclutamento sul fronte dei consulenti e dei promotori, in corso da diversi mesi. «Il segmento private continua a crescere in termini di clienti e masse gestite e questo impone un rafforzamento progressivo del team e degli strumenti di lavoro, soprattutto quelli di calcolo e i programmi informatici», aggiunge Mossa. Oltre ai promotori e ai consulenti di portafoglio, la struttura di Fideuram prevede gli specialisti di prodotto, il cui compito è mettere a punto soluzioni personalizzate per ciascun cliente, dal private insurance (combinazioni di polizze che hanno lo scopo principale di preservare il patrimonio dai potenziali rischi che possono coinvolgere la loro sfera personale e familiare) agli strumenti di investimento in titoli azionari, immobili e così via. Fideuram è da tempo al centro di voci contrastanti sul suo futuro. Di certo si sa soltanto che Intesa SanPaolo vorrebbe quanto meno alleggerire la sua partecipazione. In autunno si è parlato a lungo di una possibile cessione a Exor, finanziaria della famiglia Agnelli, ma nelle ultime settimane questa ipotesi sembra essersi raffreddata. Così ha preso quota l’ipotesi di una quotazione in Borsa, suffragata dallo stesso Corrado Passera, amministratore delegato del gruppo. Una soluzione che consentirebbe a Intesa SanPaolo di rafforzare il patrimonio, esigenza quanto mai sentita in questo periodo di incertezza economica, senza tuttavia uscire dal business. «Fino a quando Fideuram resta nel gruppo, questo rappresenta comunque un valore aggiunto sia in termini di prestigio, che di varietà dei prodotti che possono essere proposti alla clientela», osserva Mazzoni. Molto differente è la strada scelta da Azimut, che ha puntato sull’indipendenza rispetto ai grandi gruppi finanziari italiani e che può contare su una rete di promotori e gestori che sono anche azionisti della società. «Un’organizzazione che rende ardua, se non impossibile, l’ipotesi di un take over da parte di un eventuale compratore», annota ancora Mazzoni. Quotata a Piazza Affari dal 2004 (questo è un altro elemento differenziale rispetto a Fideuram), Azimut punta a raddoppiare le masse in portafoglio (oggi 14 miliardi, di cui 7,6 miliardi nel segmento private, con 4.500 clienti tra i ricchi portafogli) entro cinque anni. La società, che si avvia a una chiusura del 2009 con un utile intorno ai 100 milioni di euro, ha da poco annunciato la nascita di una nuova divisione — Azimut Wealth Management — guidata da Paolo Martini, già responsabile formazione e marketing del gruppo. La nuova divisione opera su tutte le reti del Gruppo, vale a dire Azimut Consulenza, Az Investimenti e Apogeo. «Essendo imprenditori di noi stessi», spiega Martini, «siamo allineati con le esigenze della clientela. Pertanto rifiutiamo la logica di breve termine imposta a molti gruppi finanziari e di conseguenza non proponiamo mai prodotti poco trasparenti come gli strutturati», aggiunge rivendicando che il gruppo non è stato coinvolto in nessuno degli scandali che hanno colpito il mondo finanziario negli ultimi anni. «Buona parte dello stock option può essere esercitata solo al compimento dei 65 anni e questo contribuisce a dare solidità al gruppo e a ridurre il turn over». A livello organizzativo Azimut ha una struttura piatta, con i ruoli operativi che fanno capo direttamente al vertice, con Pietro Giuliani a ricoprire la carica di presidente del gruppo. Questa struttura è un elemento di attrazione per nuove risorse, che possono così contare su remunerazione mediamente più alte del mercato. Tanto che la campagna di recruiting messa a punto dal management è destinata a durare ancora a lungo.
Il lusso dei "lifestyle manager"
Un professionista in grado di organizzare un
viaggio in mongolfiera durante un viaggio di piacere. Oppure
capace di mettere a punto in poche ore una cena esclusiva a base
di prodotti tipici del territorio. O, ancora, con i contatti
giusti per assicurare che il cliente possa visitare un museo
fuori dagli orari di apertura al pubblico. Sono i compiti dei
personal concierge, professionisti che lavorano in società
specializzate e che puntano proprio sui titolari dei grandi
patrimoni come clientela di riferimento. Secondo una
ricerca condotta da Studio Magstat sono 21 le aziende italiane
che offrono servizi di personal concierge e che hanno stipulato
accordi con banche e società di private banking con l'obiettivo
di non far mancare davvero nulla ai Paperoni. Con risultati
positivi per entrambe: le società specializzate nel ramo possono
far leva sul rapporto privilegiato delle realtà finanziarie per
reperire nuovi clienti; queste ultime possono gratificare in
ogni modo i clienti top, offrendo loro un servizio da mille euro
(o poco più) all'anno, che non incide particolarmente su mandati
multimilionari.
La crisi ha messo le ali al "family
business" via maestra per il passaggio del testimone
La lite tra Liliane Bettencourt, una delle donne più ricche
d’Europa, erede del fondatore de L’Oréal di cui oggi è la
principale azionista, e la figlia Francoise Bettencourt
Meyer, ha riacceso i riflettori sul tema dei patrimoni delle
imprese a capitale familiare e del passaggio del testimone
da una generazione all’altra. Quello del gigante mondiale
della cosmesi, come anche prima quello dell’eredità degli
Agnelli sono casi emblematici che finiscono sui giornali
perché riguardano marchi di grande lustro, che coinvolgono
strutture societarie complesse, dove l’intreccio tra
patrimonio personale e patrimonio aziendale si perde nei
meandri di trust, scatole societarie, sedi estere. E’
tuttavia la punta dell’iceberg di un problema ben più vasto
che, soprattutto nel nostro paese, riguarda da vicino la
stragrande maggioranza delle aziende, quasi tutte piccole e
medie imprese che, seppure in forme più semplificate, si
trovano a fare i conti con la sovrapposizione degli asset di
famiglia con quelli imprenditoriali.
Retribuzioni al top nel mondo della
finanza
Fino a 240mila euro di stipendio base per i capi area Le
retribuzioni dei professionisti del private sono ai livelli
più elevati nel settore finanziario Stipendi da favola,
stock option e benefit a vari livelli, ma anche una
regolamentazione stringente del rapporto di lavoro, con
obbligo di permanenza minima nello stesso posto di lavoro e
preavviso con largo anticipo in caso di cambio di casacca. E
la situazione di mercato dei professionisti private che
emerge da uno studio condotto da Studio Magstat. Un
private banker junior guadagna tra 36 e 48 mila euro lordi
all'anno di fisso più un variabile compreso tra il 20 e il
50%. Mentre un senior può guadagnare tra 44 e 180mila euro
di fisso più un variabile dal 20 al 100%. Nel pacchetto
solitamente rientrano anche benefit come auto e polizze
assicurative. Il responsabile di unità che coordina team di
banker e ha un portafoglio personale non guadagna meno di
74mila euro, ma può arrivare fino a 180mila euro, con il
variabile che può arrivare raddoppiare il compenso totale.
Al livello più alto di retribuzioni si trova il capo area,
che svolge ruoli di coordinamento e fa capo direttamente
alla direzione generale. In questo caso il fisso oscilla tra
i 120 e i 240 mila euro, con un variabile fino al 100% e
benefit vari. Proprio i massicci investimenti delle banche
su questi professionisti spiegano le clausole stringenti
apposte solitamente sui contratti. Dal patto di non
concorrenza (valido fino a tre anni dopo il passaggio ad
altra azienda) al patto di durata minima (da uno a cinque
anni), fino all'obbligo di comunicare la volontà di cambiare
datore da 3 a 24 mesi prima.
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