Private banking, ripresa ma senza troppo slancio
IL MERCATO ITALIANO. A fine 2009 gli asset pari a 558,7 miliardi di euro
Il private banking italiano si è ripreso ma senza troppo
slancio. Magstat ha analizzato 226 operatori finanziari che
offrono servizi nel settore in Italia, escludendo le strutture
di family office, cresciute da 86 a 105 unità; le altre
categorie sono diminuite da 144 di fine 2008 alle 121 registrate
nell'anno successivo.
Al 31 dicembre 2009 il totale degli asset «spartito» questi
players era pari a 558,7 miliardi di euro suddivisi su 457.351
clienti. I private bankers utilizzati erano 12.382 di cui 6.337
appartenenti a strutture di private banking, 5.846 a strutture
di promotori finanziari, 199 sono family officer. Il recupero
sul fronte delle masse, con un incremento di 55 miliardi, è
stato determinato in gran parte dai capitali rientrati in Italia
grazie al cosiddetto «scudo fiscale» ter.
In termini assoluti, però, sono state le banche straniere ad
aver incrementato maggiormente i propri asset, da 79,8 miliardi
di fine 2008 a 101,6 miliardi di fine 2009. Nel dettaglio gli
operatori che hanno incrementato più degli altri le masse sono
state, nell'ordine: Ubs Italia, Unicredit Private Banking, Banca
Fideuram, Credit Suisse Italy, Intesa SanPaolo Private Banking,
Bnl Bnp Paribas.
Stimando che il mercato italiano del private banking valga ora
795 miliardi, la quota non ancora raggiunta dai servizi di
private è pari al 30% (236,3 miliardi di euro). Siamo però
ancora lontani dagli 845 miliardi di euro registrati alla fine
del 2007. Questo ha avuto conseguenze anche sulla crescita della
rete: è salilto debolmente il numero complessivo delle
filiali/uffici, passato da 2.053 di fine 2008 a 2.085 di fine
2009.