Repubblica — 23 giugno 2008 pagina 39
sezione: AFFARI FINANZA
Il private banking
piace e continua ad attirare nuovi
operatori. Secondo l' indagine dello
Studio Magstat relativa al 2007 "Il
Private Banking in Italia" che sarà
in uscita i primi di luglio, il
numero totale di operatori nel
nostro paese è cresciuto dai 209 del
2006 ai 222 del 2007. Si osserva un
incremento del numero di banche d'
affari straniere, passate da 32 a
41, e, soprattutto, delle strutture
di family office, diventate 77
contro le 64 dell' anno precedente,
mentre si registra una flessione
delle banche italiane indipendenti
specializzate, da 21 a 18, e delle
Sgr, Sim e più in generale delle
boutique finanziarie, ridottesi da
32 a 28 unità. L' aspetto peculiare
dell' industria italiana del private
banking è che continuano a convivere
piccoli e grandi competitor, l'
operatore di nicchia e il big player
internazionale. I grandi operatori,
soprattutto internazionali,
utilizzano modelli di business
differenti, ma hanno la capacità di
offrire servizi completi di wealth
management, di gestione della
ricchezza complessiva di un
individuo, e di advisory
finanziario. Le boutique sono,
invece, concentrate perlopiù nella
gestione di patrimoni e possono far
leva su elementi come la
specializzazione, l' indipendenza,
il rapporto diretto con il cliente.
Le diverse competenze definiscono
inevitabilmente anche i differenti
target di clientela potenziale: la
porzione più alta della piramide
della ricchezza, quella che
racchiude i cosiddetti Ultra High
Net Worth Individuals o più
genericamente i clienti detentori di
una ricchezza pari o superiori ai
10/15 milioni di euro, sembra
appannaggio esclusivo dei grandi
player internazionali. Per i clienti
con patrimoni intorno ai 5 milioni
di euro entrano in competizione
anche le private bank indipendenti,
mentre le strutture di dimensioni
minori si trovano a competere nell'
arena più affollata della clientela
affluent/upper affluent. Diversi
sono, dunque, i modelli di business
adottati in Italia dai big player.
Le strutture più articolate sono
quelle delle banche svizzere. Ubs
Italia è tra i leader del mercato
italiano, con circa 18 miliardi di
euro di masse amministrate; impiega
ben 218 private banker, distribuiti
in 14 filiali. Più staccati i
concorrenti di Credit Suisse Italy
in termini di masse amministrate
(7,3 miliardi di euro), ma non nell'
ampiezza della rete commerciale:
nelle 11 filiali operano 37 private
banker e 279 promotori finanziari e
sono sufficienti 500mila euro per
accedere ai suoi servizi. Anche gli
operatori statunitensi vantano una
elevatissima esperienza nell'
offerta di servizi per i clienti
Hnwi, non è un caso che J. P. Morgan
possa vantare di essere consulente
di oltre il 40% dei "paperoni"
inclusi nella lista dei miliardari
stilata da Forbes. In Italia operano
tutti i grandi nomi Usa, Citi Pb,
Morgan Stanley, J. P. Morgan, Lehman
Brothers, Goldman Sachs e Merrill
Lynch, ma l' attività delle case
americane è generalmente concentrata
in poche filiali, prive di una rete
commerciale estesa e articolata. La
branch milanese di Merrill Lynch, ad
esempio, occupa una ventina tra
private banker e promotori e conta
su una massa stimata in 1,6
miliardi; la soglia di accesso è
fissata in un milione di euro per la
raccolta ordini e tre milioni per le
gestioni. I tedeschi di Deutsche
Bank hanno in Italia una struttura
di private banking, articolata in 98
Unit con 170 private banker, cui si
accede con patrimoni a partire da
250mila euro, e una divisione di
Wealth management, il cui ticket d'
ingresso parte da 2 milioni di euro.
E le "boutique"? Il rapporto di
Magstat ne conta 28 tra i soli
operatori italiani. Sono strutturate
perlopiù nella veste giuridica di
società di intermediazione mobiliare
o di società di gestione del
risparmio. Nel primo caso possono
offrire anche servizi di
negoziazione in titoli, con annessa
consulenza; nella seconda ipotesi,
l' unica vocazione è quella di
gestire il patrimonio mobiliare del
cliente. In queste realtà tende ad
abbassarsi la soglia di accesso ai
servizi private e manca la
possibilità di offrire servizi
bancari. L' attività è, poi,
concentrata nella sola sede o su un
numero molto ridotto di filiali e il
numero di promotori / private banker
utilizzati è limitato. In qualche
caso rappresentano la continuazione
della figura dell' agente di cambio.
Ersel Sim, ad esempio, è ancora
guidata dalla famiglia Giubergia,
oggi alla quarta generazione e nasce
come Studio Giubergia nel 1936.
Kairos Partners è una realtà
decisamente più giovane e, in
aggiunta alla gestione di fondi
tradizionali e speculativi, offre
gestioni patrimoniali di tipo total
return. Tra gli ultimi arrivi sul
nostro mercato c' è Morval Sim, con
sedi a Milano e Torino,
specializzata in gestioni e
appartenente al gruppo svizzero
Banque Morval, controllato dalla
famiglia Zanon di Valgiurata. (m.
man.)