Dell' olio Milano.
Il petrolio alle stelle, il rallentamento del mercato
immobiliare e la frenata dei consumi. Le notizie
negative che arrivano dal fronte dell' economia non
frenano la voglia di lusso da parte dei detentori di
ricchi portafogli. Negli ultimi tempi diverse società di
leasing hanno lanciato una divisione appositamente
dedicata al finanziamento di yacht e altri mezzi da
diporto, in grado di soddisfare le voglie di solcare i
mari pur in presenza di una congiuntura magra. Mentre
tra le divisioni di private banking sta crescendo l'
attenzione verso il settore dell' arte e dei preziosi,
con l' assunzione di consulenti di settore e la nascita
di strutture specializzate nella consulenza per l'
acquisto di quadri, sculture e diamanti. La
diversificazione. La crescita dei consumi di lusso
procede a ritmo accelerato: nel 2007 il fatturato del
settore è cresciuto del 10% e Morgan Stanley prevede una
crescita (9%) quasi analoga per l' anno in corso. Se da
una parte cala l' interesse per gli immobili di
prestigio, dall' altro c' è una riscoperta per il mondo
dell' arte e per gli strumenti in grado di assecondare
le passioni, come quelle per la navigazione in mare. Ma
questi beni stanno sempre più diventando anche oggetti
di investimento, anche se non tutti gli analisti sono d'
accordo. «L' acquisto di diamanti e opere d' arte può
essere considerato una forma di diversificazione dei
portafogli di private banking, soprattutto nei periodi
di forti turbolenze dei listini come quello attuale»,
afferma Marco Mazzoni, presidente di Magstat consulting,
che anticipa ad Affari & Finanza i risultati della
ricerca annuale condotta sul settore del Private banking.
La peculiarità di questi investimenti è soprattutto
nella decorrelazione rispetto alle asset class
tradizionali: questo significa che il valore di un
prezioso o di un quadro non dipende dall' andamento dei
listini obbligazioni o azionari, ma segue logiche
proprie e non è raro che i trend tra i due segmenti
procedano in direzioni opposte. Per un portafogli
robusto, che conta già diverse tipologie di investimenti
finanziari e immobiliari, questo significa maggiore
diversificazione e, quindi, più resistenza alle
fluttuazioni dei mercati. «L' investimento in opere d'
arte da parte della clientela facoltosa - prosegue
Mazzoni - va di pari passo con gli investimenti
alternativi come gli hedge fund, i fondi immobiliari e i
fondi di private equity, che in questi ultimi anni hanno
registrato uno strepitoso successo. Anche questi
prodotti, infatti, hanno un andamento poco correlato con
il ciclo economico e finanziario». In più le opere d'
arte possono contare su una fiscalità di favore: non
sono infatti tasse sulle plusvalenze derivanti dalle
compravendite e gli acquisti non devono essere
denunciati nella dichiarazione dei redditi. Non la pensa
allo stesso modo Vito Donatone, managing director
italiano di Banca Insinger de Beaufort. «Dal canto
nostro tendiamo a escludere questi attivi dal complesso
del portafoglio - spiega - Non ci si può attendere che
un quadro o una scultura di valore crescano secondo le
logiche proprie dei mercati finanziari». Banca Insinger
de Beaufort, al pari di altri istituti di credito e
gestori di portafogli, ha una struttura dedicata all'
art advisory. «Il servizio di consulenza parte dalla
considerazione dei gusti personali del cliente e solo
successivamente prende in considerazione gli aspetti
finanziari», chiarisce Donatone. Stefano Guaita,
responsabile dell' ufficio advisory di Banca Profilo, è
su una posizione intermedia: «L' arte e i diamanti
possono svolgere un ruolo importante di stabilizzazione
dei portafogli più facoltosi, ad esempio quelli di
svariati milioni di euro, ma non consideriamo questi
investimenti nell' ottica di una crescita della
valorizzazione di medio periodo». Guaita concorda su
Donatone che la scelta dei prodotti su cui investire non
può prescindere dal gusto personale dell' acquirente.
«Le opere d' arte e i preziosi sono destinati a restare
nel portafoglio di famiglia a lungo e spesso assumono un
valore affettivo che supera di gran lunga quello
commerciale, tanto da essere trasmessi di generazione in
generazione». I consulenti. Secondo l' analisi di
Magstat, il 74% delle strutture di art advisory è
esterna ai gruppi finanziari (i compiti sono affidati a
società specializzate) e il 26% gestito in proprio da
banche, fiduciarie e sim. Questo servizio, nato agli
inizi degli anni Ottanta negli Stati Uniti, è ormai
consolidato e strategico per tutti i grandi gruppi
internazionali. E' il caso di Citigroup Private Banking
che offre consulenza in campo artistico dagli anni
Ottanta, grazie al proprio art advisory department
situato a New York. Ma anche istituti come Ubs, Credit
Suisse, Bnp Paribas e Schroders fanno advisoring da
almeno dieci anni. Ubs si avvale di un proprio team di
esperti a Basilea che si occupa di tutti i settori dell'
arte e del collezionismo e possiede anche la maggior
raccolta d' arte contemporanea al mondo. Il servizio di
art advisory di Schroders per la valutazione e la
custodia di opere d' arte e gioielli si trova all'
aeroporto di Ginevra, porto franco, dove si possono
custodire opere d' arte ma anche auto. Discorso diverso
per le banche italiane che solo negli ultimi anni hanno
introdotto nella propria offerta questo servizio ma
prevalentemente in outsourcing, ovvero stringendo
rapporti di collaborazione con società di consulenza
specializzate nel campo dell' arte come la ArtService,
l' Artfin Consulting o la Eikonos Arte, o con case d'
aste. Per quanto riguarda la consulenza in preziosi, i
nomi più noti sono quelli di Intermarket Diamond
Business, Diamond & Gem Investments, Diamond Private
Investment e Borsa Italiana Diamanti. «Rispetto alle
opere d' arte - spiega Mozzoni - le pietre preziose sono
facilmente trasportabili. Inoltre, non necessitano di
spese di gestione e di deposito». L' attenzione dei
ricchi portafogli negli ultimi anni si sta rivolgendo
soprattutto verso il segmento dei diamanti, «perché sono
liquidabili in tutto il mondo in breve tempo. Inoltre,
se acquistati con regolare fattura sono un bene di
libera circolazione e perfettamente trasparente». La
presenza di un operatore - De Beers - che controlla il
75% della produzione mondiale ne rende, inoltre,
particolarmente stabile il valore di mercato e questo è
un valore aggiunto in termini di stabilizzazione del
portafoglio. - LUIGI DELL' OLIO