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La Repubblica - Affari & Finanza

Riparte la corsa dei capitali italiani verso vecchi e nuovi paradisi fiscali

La vicenda di Valentino Rossi, il campione di motociclismo al quale il Fisco ha contestato un' evasione di entrate non dichiarate tra il 2000 e il 2004 pari a 60 milioni di euro, con conseguente richiesta di pagamento di 25 milioni di euro che potrebbero diventare cento con multe ed interessi, ha riportato l' attenzione sui paradisi fiscali, o meglio sulla consuetudine naturalmente non esclusivamente italiana di trasferire il proprio danaro oltre confine per pagare meno tasse. Secondo una ricerca dello Studio Magstat, società specializzata nel settore bancario finanziario e che da alcuni anni pubblica l' "Indagine sul Private Banking in Italia", la corsa ai paradisi fiscali ha decisamente ripreso vigore negli ultimi anni: «Dopo due anni di scudi fiscali - si legge nell' indagine - gli italiani hanno ripreso a trasferire il proprio denaro oltre confine come dimostrano gli ultimi dati dell' Ufficio Italiano Cambi. Oltre a destinazioni storiche come la Svizzera, il Lussemburgo e Montecarlo, si sono aggiunte nuove mete come l' Irlanda, Singapore, Hong Kong e le Isole del Canale». Un trend che naturalmente è stato captato a volo dalle banche: sempre secondo le rilevazioni di Magstat, al 31 dicembre 2006 c' erano 288 sportelli bancari e uffici di rappresentanza aperti all' estero da banche, Sim o Sgr italiane con una divisione di private banking. Un bel salto rispetto all' anno precedente, quando ne erano state rilevate 172. In testa il Lussemburgo, con 51 sportelli, seguiti da Svizzera (39), Repubblica Popolare Cinese (34), Stati Uniti d' America (14), Gran Bretagna (14), Russia (9), Singapore (7), Isole Cayman (7), India (7), Spagna (7), Principato di Monaco (6), Francia (6), Germania (6), Belgio (6), Irlanda (5), Libano (5), Turchia (4), Brasile (4), Isole Bahmas (3), Giappone (3), Repubblica di San Marino (3), Belgio (3), Polonia (3), Tunisia (3). Seguono altri Paesi con solo una o due filiali italiane dotate di una divisione di private banking. «I motivi di questa nuova fuga di capitali verso nuovi lidi - spiegano gli esperti di Magstat - sono da attribuirsi a diversi fattori. Innanzitutto l' Eurotassa che dal primo luglio 2005 impone di tassare i rendimenti dei capitali esteri, inizialmente sarà del 15 per cento per poi salire fino al 35 per cento nel 2011. Altri motivi si devono ricercare nell' incertezza dell' attuale situazione economica italiana, nella paura per una possibile introduzione della patrimoniale o per un aumento delle tasse sul capital gain (attualmente pari al 12,5 per cento, aliquota fiscale tra le più basse in Europa)». Magstat rileva come "la moda" di creare strutture societarie all' estero si sia estesa negli ultimi dieci anni anche alle piccole e medie imprese italiane e non sia più prerogativa delle grandi. In effetti con l' avvento di Internet le istruzioni per il trasferimento e la gestione del proprio danaro nei paradisi fiscali (o comunque in Paesi che offrono delle cospicue agevolazioni fiscali rispetto al regime italiano) sono diventate di uso comune: infatti ci sono una serie di siti Internet che spiegano per filo e per segno come fare. Dall' ultimo rapporto Social Watch 2006 emerge che tra l' inizio degli anni '70 e la fine del 2004 il numero dei paradisi fiscali riconosciuti è aumentato da 25 a 72, mentre l' Ocse stima che il volume dei commerci globali che sulla carta sembrano destinati a passare tramite paradisi fiscali sia aumentato in questo stesso periodo del 50 per cento. (r. a.)

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